Indice
- Perché l’olio extravergine è diventato un asset strategico per il ristorante
- Il mercato dell’olio EVO in Italia: numeri che ogni ristoratore deve conoscere
- L’olio EVO nel fuori casa: cosa dicono i consumatori
- Il paradosso della ristorazione italiana: l’olio come costo vs l’olio come opportunità
- La carta degli oli: come implementarla senza complessità
- Le tre categorie di fruttato
- Confronto tra cultivar italiane: guida all’abbinamento per il ristoratore
- L’impatto economico: quantorende investire in un olioEVO di qualità
- L’olio EVO e la GDO: perché il ristorante può (e deve) fare la differenza
- Come raccontare l’olio in sala: la formazione del personale
- Il formato da 250 ml: la scelta intelligente per la ristorazione
- Olio e ristorazione nel contesto internazionale: opportunità per il ristoratore italiano
- Il pane e olio come biglietto da visita: una tradizione da monetizzare
- Checklistoperativa:10passi perposizionare il tuo ristorante con l’olioEVO
- Conclusione: l’olio EVO non è una spesa, è un investimento
Guida completa per ristoratori: dati di mercato, confronti economici e strategie per trasformare l‘EVO da voce di costo a strumento di differenziazione competitiva.
Perché l‘olio extravergine è diventato un asset strategico per il ristorante
L’olio extravergine di oliva non è più soltanto un condimento. Nella ristorazione italiana contemporanea, sta assumendo un ruolo che fino a pochi anni fa era riservato esclusivamente al vino: quello di elemento narrativo, identitario e di posizionamento del locale.
Secondo l’indagine Nomisma per Sol Expo (2026, campione di 2.000 consumatori), l’olio EVO è il terzo simbolo della cucina italiana, subito dopo pasta e pizza, e prima del vino. Il 96% degli italiani lo acquista regolarmente e un intervistato su due lo considera un elemento identitario della tavola nazionale.
Ma il dato che dovrebbe far riflettere ogni ristoratore è un altro: il 38% dei consumatori vorrebbe poter scegliere l‘olio extravergine da una carta dedicata, esattamente come avviene per il vino. Il 77% ritiene che un ristorante di qualità dovrebbe proporre oli all’altezza della propria offerta gastronomica.
Il messaggio è chiaro: il cliente è pronto. La domanda è se il ristoratore lo sia.
Il mercato dell‘olio EVO in Italia: numeri che ogni ristoratore deve conoscere
Per comprendere perché l’olio extravergine rappresenti oggi un’opportunità concreta di posizionamento, è necessario guardare ai numeri del mercato. La campagna olearia 2025/26
e i dati dell’ultimo biennio delineano un quadro articolato, con implicazioni dirette per chi opera nella ristorazione.
Produzione e prezzi: il contesto italiano ed europeo
La campagna 2024/25 ha registrato una produzione italiana di circa 220.000 tonnellate, in calo del 32% rispetto alla stagione precedente. La Puglia da sola genera il 45,1% della produzione nazionale, seguita da Sicilia e Calabria. A livello globale, la campagna ha toccato un record storico di 3,6 milioni di tonnellate, trainato dalla Spagna con il 36,1% del totale.
La scarsità relativa di prodotto italiano spiega il differenziale di prezzo persistente: l’EVO italiano si posiziona stabilmente al di sopra dei concorrenti mediterranei.
Tabella 1 — Prezzi medi dell‘olio EVO per origine (€/kg)
| Origine | Prezzo EVO convenzionale (€/kg) | Prezzo EVO biologico (€/kg) | Differenziale vs Italia |
| Italia (Bari) | 6,90 | 7,50 | — |
| Spagna (Jaén) | 4,60 | 5,40 | −33% |
| Grecia (Chanià) | 5,05 | n.d. | −27% |
| Tunisia | 3,68 | n.d. | −47% |
Fonte: elaborazione su dati Mediobanca, Certified Origins, Borsa Merci – Q1 2026.
Questo differenziale non è un problema: è un indicatore di qualità percepita. L’olio italiano costa di più perché il mercato riconosce un valore superiore. Per il ristoratore, questo si
traduce nella possibilità di ancorare il proprio locale a un prodotto che comunica eccellenza semplicemente per la sua origine.
Tabella 2 — Evoluzione dei prezzi EVO italiano alta qualità, Borsa Merci di Bari
| Periodo | Prezzo min (€/kg) | Prezzo max (€/kg) | Variazione |
| Ottobre 2025 (avvio campagna) | 9,30 | 9,50 | — |
| Dicembre 2025 | 7,00 | 8,00 | −20,2% |
| Q1 2026 | 6,90 | 7,50 | Stabilizzazione |
Fonte: Borsa Merci Bari, Agronotizie.
La fase di ribasso post-campagna ha ridotto i costi di approvvigionamento per il canale HoReCa, rendendo il momento attuale particolarmente favorevole per investire in oli di qualità a condizioni più accessibili rispetto al biennio 2023-2024, quando i prezzi avevano toccato i massimi storici.
L‘olio EVO nel fuori casa: cosa dicono i consumatori
I dati Nomisma 2026 fotografano un consumatore del fuori casa sempre più attento e consapevole. Vediamo i numeri chiave.
Tabella 3 — Percezione e comportamento del consumatore verso l‘olio EVO al ristorante
| Indicatore | Percentuale | Fonte |
| Italiani che considerano l’EVO superiore per qualità | 89% | Nomisma/Sol Expo 2025 |
Indicatore Percentuale Fonte
| Italiani che considerano l’EVO superiore per gusto | 85% | Nomisma/Sol Expo 2025 |
| Italiani che considerano l’EVO superiore per benefici salutistici | 79% | Nomisma/Sol Expo 2025 |
| Consumatori che fanno sempre attenzione all’olio in tavola al ristorante | 46% | Nomisma/Sol Expo 2025 |
| Consumatori che vorrebbero una carta degli oli al ristorante | 37-38% | Nomisma/Sol Expo 2026 |
| Consumatori per cui le informazioni su produttore e processo influenzano la scelta | 49% | Nomisma 2026 |
| Consumatori per cui l’esperienza al ristorante condiziona gli acquisti al supermercato | 34% | Nomisma 2026 |
| Consumatori che ritengono che un ristorante prestigioso debba proporre oli di qualità | 77% | Nomisma 2026 |
| Consumatori disponibili a pagare in media +2 €/litro per un EVO di qualità | significativa | Nomisma 2026 |
| Italiani interessati a esperienze di oleoturismo | 45% | Nomisma 2026 |
Questi dati raccontano una storia inequivocabile: quasi la metà dei clienti che siedono al vostro tavolo sta già giudicando l‘olio che gli avete servito. E più di un terzo vorrebbe poterlo scegliere. Non è un dettaglio: è un’opportunità che la maggior parte dei ristoranti italiani sta ignorando.
Il paradosso della ristorazione italiana: l‘olio come costo vs l‘olio come opportunità
Uno degli aspetti più critici emersi dal settore è stato evidenziato da Claudio Truzzi, responsabile qualità di Metro Italia, durante l’Olio Officina Festival: i ristoratori acquistano principalmente olio destinato alla cucina interna, trascurando completamente la sala. L’olio è visto come una voce di costo da minimizzare, non come un’opportunità di posizionamento.
Eppure i numeri dicono il contrario. Vediamo un confronto concreto.
Tabella 4 — Confronto costi e margini: olio generico vs olio EVO di qualità certificata
| Voce | Olio generico (blend comunitario) | Olio EVO monocultivar certificato |
| Costo di acquisto (€/litro) | 5,00 – 6,00 | 12,00 – 18,00 |
| Consumo medio per coperto (ml) | 15-20 | 10-15 |
| Costo olio per coperto (€) | 0,08 – 0,12 | 0,12 – 0,27 |
| Differenziale per coperto | — | +0,04 – 0,15 € |
| Percezione del cliente | Neutra / Negativa | Positiva / Differenziante |
| Impatto sulla recensione | Nessuno | Alto (storytelling, esperienza) |
| Possibilità di upselling | Zero | Sì (carta degli oli, vendita bottiglia) |
Il dato cruciale è il differenziale per coperto: servire un olio EVO monocultivar di alta qualità al posto di un blend anonimo costa mediamente tra 4 e 15 centesimi in più a coperto. Su un ristorante che serve 80 coperti al giorno, si tratta di un investimento compreso tra 3,20 € e 12,00 € al giorno — ovvero tra 96 € e 360 € al mese — a fronte di un ritorno in termini di percezione, recensioni, fidelizzazione e differenziazione che è esponenzialmente superiore.
La carta degli oli: come implementarla senza complessità
La carta degli oli non deve essere un documento enciclopedico. A differenza della carta dei vini, dove centinaia di referenze sono la norma, una carta degli oli efficace è snella, chiara e funzionale.
Tabella 5 — Struttura consigliata per una carta degli oli per tipologia di locale
| Tipologia di locale | N° referenze consigliate | Struttura | Budget annuo stimato |
| Trattoria / Osteria | 2-3 | 1 leggero + 1 medio + 1 intenso (territorio) | 300-600 € |
| Ristorante medio-alto | 3-5 | Per intensità di fruttato + abbinamento menu | 600-1.500 € |
| Fine dining | 5-8 | Per cultivar, territorio, annata; carrello degli oli | 1.500-4.000 € |
| Pizzeria gourmet | 2-4 | Abbinamento per tipologia di pizza | 400-900 € |
| Agriturismo | 1-3 | Focus su produzione propria o km 0 | 200-500 € |
La classificazione per intensità di fruttato è il sistema più immediato e comprensibile anche per il cliente non esperto.
Le tre categorie di fruttato
Fruttato leggero: oli delicati, con profumi sottili e note amare e piccanti appena accennate. Ideali per pesce crudo, carpacci, insalate delicate, formaggi freschi.
Fruttato medio: oli saporiti, morbidi e complessi, con un equilibrio tra amaro e piccante. Perfetti per zuppe, paste, verdure grigliate, carni bianche.
Fruttato intenso: oli corposi, profumati e dal gusto deciso. Ottimi per bruschette, carni rosse alla griglia, zuppe di legumi, piatti strutturati.
Un monocultivar Peranzana della Puglia, ad esempio, si posiziona tipicamente tra il fruttato medio e l’intenso, con note erbacee e un finale ammandorlato che lo rende estremamente versatile: dalla bruschetta ai piatti di pesce, dalla pasta alle verdure.
Confronto tra cultivar italiane: guida all‘abbinamento per il ristoratore
L’Italia conta oltre 500 cultivar di olivo, un patrimonio unico al mondo. Ma per il ristoratore è fondamentale saper selezionare in modo mirato. Ecco un confronto tra le cultivar più diffuse e il loro impatto sulla proposta gastronomica.
Tabella 6 — Principali cultivar italiane: profilo organolettico e abbinamenti consigliati
| Cultivar | Regione d’origine | Fruttato | Note dominanti | Abbinamenti in cucina |
| Peranzana | Puglia (Foggia) | Medio-Intenso | Erbaceo, mandorla, carciofo | Bruschette, paste, pesce, verdure |
| Coratina | Puglia (Bari) | Intenso | Piccante, amaro, rucola, pomodoro | Carni alla griglia, zuppe, legumi |
| Frantoio | Toscana | Medio-Intenso | Carciofo, erba fresca, mandorla | Zuppe toscane, carni, formaggi stagionati |
| Moraiolo | Umbria/Toscana | Intenso | Carciofo, erbe amare, piccante | Carni rosse, bruschette, legumi |
| Taggiasca | Liguria | Leggero | Mandorla dolce, pinolo, delicato | Pesce crudo, carpacci, insalate |
| Casaliva | Lago di Garda | Leggero-Medio | Mandorla, erba, mela verde | Pesce di lago, risotti, verdure delicate |
| Nocellara del Belice | Sicilia | Medio | Pomodoro verde, erba, pepe | Pesce, pasta con le sarde, caponata |
| Carolea | Calabria | Medio-Intenso | Erbe mediterranee, piccante | Piatti calabresi, ‘nduja, pasta al forno |
| Biancolilla | Sicilia | Leggero | Mandorla, fiori, delicato | Pesce, dolci, gelato al fiordilatte |
| Leccino | Diffusa (Centro Italia) | Leggero-Medio | Mandorla, erba, equilibrato | Versatile, adatto a qualsiasi piatto |
Questa tabella non è solo un riferimento tecnico: è uno strumento operativo. Il ristoratore che sa raccontare perché ha scelto una Peranzana pugliese per accompagnare il suo crudo di pesce, o una Coratina per la tagliata, sta comunicando competenza, cura e identità.
L’impatto economico: quantorende investire in un olioEVO di qualità
Parliamo di numeri concreti. L’investimento in un olio extravergine di qualità certificata genera ritorni misurabili su più fronti.
Tabella 7 — Simulazione economica: ROI dell‘olio di qualità per un ristorante medio (80 coperti/giorno)
| Voce | Scenario A: olio generico | Scenario B: EVO di qualità | Delta |
| Costo olio annuo | 1.752 € | 3.942 € | +2.190 € |
| Costo per coperto (olio) | 0,06 € | 0,14 € | +0,08 € |
| Possibilità carta degli oli | No | Sì | — |
| Vendita bottiglie al tavolo (stima annua) | 0 € | 1.200 – 3.600 € | +1.200/3.600 € |
| Impatto su scontrino medio (upselling) | 0 | +1,50 – 3,00 €/coperto | Significativo |
| Impatto su recensioni online | Neutro | Positivo (menzioni qualità) | Brand building |
| Fidelizzazione cliente | Bassa | Alta | Differenziante |
| ROI stimato | — | Da 2x a 5x | — |
Il calcolo è conservativo. Se un ristorante con 80 coperti/giorno riesce a vendere anche solo 3 bottiglie di EVO a settimana al tavolo (formato 250 ml, prezzo 8-12 €), genera un fatturato aggiuntivo di 1.200-1.800 € all’anno, coprendo gran parte del differenziale di costo.
Ma il vero ritorno è intangibile: il cliente che trova un olio monocultivar Presidio Slow Food sulla tavola del ristorante percepisce un livello di attenzione alla materia prima che modifica la sua valutazione complessiva dell‘esperienza.
L‘olio EVO e la GDO: perché il ristorante può (e deve) fare la differenza
Per comprendere il potenziale di differenziazione, è utile confrontare il posizionamento dell’olio EVO nella grande distribuzione rispetto al canale HoReCa.
Tabella 8 — Olio EVO in GDO vs HoReCa: confronto di posizionamento
| Parametro | GDO | HoReCa di qualità |
| Prezzo medio EVO a scaffale (GDO) | 7,12 €/litro (gen. 2026) | Non comparabile |
Parametro GDO HoReCa di qualità
| Prezzo medio EVO 100% italiano (GDO) | 10,84 €/litro (gen. 2026) | Non comparabile |
| Tipologia dominante | Blend comunitari | Monocultivar, DOP/IGP, artigianali |
| Storytelling sul prodotto | Minimo (etichetta) | Alto (servizio in sala, carta degli oli) |
| Esperienza di degustazione | Assente | Possibile e differenziante |
| Impatto sulla scelta del consumatore | Guidato dal prezzo | Guidato dalla qualità percepita |
| Fedeltà al punto vendita/locale | Bassa | Alta |
Nella GDO, le vendite di EVO hanno registrato un +1,1% a volume ma un −16% a valore a gennaio 2026, con prezzi medi in calo del 12,5%. L’EVO comunitario domina con 73 milioni di euro di vendite, contro i soli 26 milioni dell’EVO 100% italiano.
Questo significa che la grande distribuzione comprime il valore dell’olio. Il ristorante, al contrario, è l‘unico canale dove l‘olio può essere raccontato, valorizzato, abbinato e venduto al suo vero prezzo. È l’unico luogo dove il consumatore vive un’esperienza con il prodotto e, come confermano i dati Nomisma, quell’esperienza condiziona i suoi acquisti futuri nel 34% dei casi.
Certificazioni e denominazioni: le leve di credibilità per il ristoratore
Non tutti gli oli EVO sono uguali. Le certificazioni rappresentano garanzie concrete che il ristoratore può comunicare al cliente, trasformandole in elementi di posizionamento.
Tabella 9 — Principali certificazioni e il loro valore comunicativo
| Certificazione | Cosa garantisce | Valore per il ristoratore | Impatto sul consumatore |
| DOP (Denominazione di Origine Protetta) | Origine delle olive e metodo di produzione vincolati a un disciplinare | Ancoraggio territoriale forte | Il 54% lo considera driver d’acquisto |
| IGP (Indicazione Geografica Protetta) | Almeno una fase del processo legata al territorio | Buon compromesso qualità/prezzo | 8 italiani su 10 hanno acquistato DOP/IGP nell’ultimo anno |
| Presidio Slow Food | Eccellenza artigianale, cultivar autoctona, biodiversità | Posizionamento premium assoluto | Riconosciuto a livello internazionale |
| Biologico | Assenza di pesticidi e fertilizzanti chimici | Coerenza con trend salutistico | Il 79% cerca benefici salutistici nell’EVO |
| Monocultivar | Olio da una sola varietà di oliva | Racconto della cultivar, terroir, unicità | Tendenza in forte crescita |
Il ristorante che adotta un olio monocultivar Peranzana, certificato come Presidio Slow Food, non sta semplicemente condendo i piatti: sta dichiarando la propria filosofia. Sta dicendo al cliente “abbiamo scelto questo olio perché crediamo nella qualità delle materie prime, nella tutela della biodiversità, nella valorizzazione del territorio pugliese”.
Come raccontare l‘olio in sala: la formazione del personale
La carta degli oli, da sola, non basta. Come sottolineano gli esperti del settore, una carta degli oli funziona solo se è raccontata. Il personale di sala ha il compito di presentare gli extravergini e suggerirne l’abbinamento in base al menu scelto, esattamente come avviene per il vino.
Tabella 10 — Competenze chiave per il personale di sala sull‘olio EVO
| Competenza | Descrizione | Esempio pratico |
| Riconoscere le intensità | Saper distinguere tra fruttato leggero, medio e intenso | “Questo è un fruttato medio con note di mandorla verde” |
| Abbinamento piatto-olio | Saper consigliare l’olio giusto per ogni portata | “Per il crudo le consiglio il nostro EVO leggero da Taggiasca” |
| Storytelling del produttore | Raccontare la storia dell’olio e di chi lo produce | “Questo olio viene da un oliveto secolare nella campagna di Torremaggiore, in Puglia” |
| Servizio corretto | Versare la giusta quantità, temperatura corretta | Servizio al tavolo con oliera dedicata o bottiglietta da 250 ml |
| Gestione della vendita | Proporre l’acquisto della bottiglia come ricordo dell’esperienza | “Se le è piaciuto, può portare a casa una bottiglia” |
La formazione non richiede settimane di corso. Un briefing strutturato di 2-3 ore, unito a schede tecniche sintetiche per ogni olio in carta, è sufficiente per mettere il personale nelle condizioni di valorizzare il prodotto.
Il formato da 250 ml: la scelta intelligente per la ristorazione
Un aspetto operativo spesso sottovalutato è la scelta del formato. Il formato da 250 ml è la soluzione ideale per la ristorazione di qualità, per diverse ragioni: garantisce la freschezza del prodotto, che non resta aperto per settimane perdendo le sue qualità organolettiche; ha un impatto visivo elegante sulla tavola; consente la vendita al tavolo (il cliente può portare a casa la bottiglia non terminata); riduce gli sprechi e ottimizza la gestione del magazzino.
Per un ristorante che serve 40-80 coperti al giorno, una fornitura di 20-30 bottiglie da 250 ml al mese per ogni referenza rappresenta un investimento contenuto e una gestione logistica semplice.
Olio e ristorazione nel contesto internazionale: opportunità per il ristoratore italiano
Il mercato globale dell’olio d’oliva è in espansione. Il valore complessivo del settore è cresciuto fino a 13,59 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuo stimato del 5,9% fino al 2029. Ma è il contesto dei singoli mercati a offrire spunti per il ristoratore.
Tabella 11 — Top 5 mercati di export per l‘olio EVO italiano
| Mercato | Posizione | Dinamica 2025 (volumi) | Note |
| Stati Uniti | 1° | +1,1% (frenata da dazi) | Penetrazione nelle famiglie dal 30% al 48% in 5 anni |
| Germania | 2° | In crescita | Italia leader con quote all’import >50% |
| Francia | 3° | −2,6% | Mercato maturo |
| Canada | 4° | In crescita | Forte domanda di prodotto premium |
| Giappone | 5° | In crescita | Mercato ad alto valore aggiunto |
| Corea del Sud | Emergente | +53,4% a valore | Nuovo top importer, supera il Regno Unito |
Per il ristoratore italiano che opera in zone turistiche o in città a forte vocazione internazionale, questi dati suggeriscono che la clientela estera è già predisposta a riconoscere e apprezzare un olio EVO italiano di qualità. Proporre un’esperienza olearia al ristorante non è solo una scelta gastronomica: è una scelta di marketing territoriale che intercetta una domanda crescente.
Il pane e olio come biglietto da visita: una tradizione da monetizzare
Servire pane e olio all’inizio del pasto è una tradizione profondamente italiana. Ma troppi ristoranti la vivono come un gesto dovuto piuttosto che come un’opportunità.
Un pane artigianale accompagnato da un olio extravergine monocultivar, servito in un’oliera elegante o in un piattino con una breve descrizione dell’olio, è il primo segnale che il cliente riceve sulla qualità del locale. È il biglietto da visita, l’apertura che anticipa tutto il resto.
Alcuni ristoranti hanno iniziato a trasformare la degustazione di 2-3 oli nella prima voce del menu, con un prezzo dedicato (tipicamente 3-5 €). Un modo per comunicare valore, generare un piccolo ricavo aggiuntivo e aprire il dialogo con il cliente sulla filosofia del locale.
Checklistoperativa:10passi perposizionare il tuo ristorante con l’olioEVO
Per il ristoratore che vuole iniziare questo percorso, ecco una roadmap concreta.
- Seleziona 2–3 oli EVO di qualità, privilegiando monocultivar e produzioni certificate (DOP, IGP, Presidio Slow Food, biologico).
- Scegli il formato giusto: bottiglie da 250 ml per la sala, formati più grandi (1-5 litri) per l’uso in cucina.
- Crea una carta degli oli semplice: nome dell’olio, cultivar, produttore, intensità del fruttato, abbinamenti consigliati. Una pagina è sufficiente.
- Forma il personale di sala: briefing di 2-3 ore sulle basi dell’olio EVO, le differenze tra le intensità di fruttato, gli abbinamenti con il menu.
- Inserisci l‘olio nel racconto del piatto: lo chef descrive quale olio usa e perché, sia nel menu sia nel servizio in sala.
- Ripensa il servizio del pane e olio: da gesto automatico a momento di accoglienza e degustazione.
- Prevedi la vendita al tavolo: il cliente che apprezza l’olio durante il pasto può acquistare una bottiglia da portare a casa.
- Comunica la scelta sui canali digitali: sito web, social media, scheda Google, piattaforme di recensione. Un post sulla carta degli oli genera engagement e differenzia il locale.
- Aggiorna stagionalmente: così come il menu cambia con le stagioni, anche la selezione degli oli può ruotare, offrendo al cliente un motivo per tornare.
- Misura i risultati: monitora le menzioni dell’olio nelle recensioni online, le vendite di bottiglie al tavolo, le richieste di informazioni da parte dei clienti.
Conclusione: l‘olio EVO non è una spesa, è un investimento
I dati parlano chiaro: il 46% dei consumatori giudica l’olio al ristorante, il 38% vorrebbe poterlo scegliere da una carta dedicata, il 34% trasferisce l’esperienza del ristorante nei propri acquisti al supermercato. L’olio extravergine è il terzo simbolo della cucina italiana, un prodotto identitario che il 77% dei clienti si aspetta di trovare all’altezza in un locale di qualità.
Il costo aggiuntivo per passare da un olio generico a un extravergine monocultivar certificato è di pochi centesimi a coperto. Il ritorno, in termini di posizionamento, recensioni, fidelizzazione e ricavi accessori, è incomparabilmente superiore.
Il ristoratore che sceglie di investire nell’olio EVO di qualità non sta aggiungendo una voce di costo: sta costruendo un’identità. Sta dichiarando al cliente, prima ancora del primo piatto, che tipo di locale è il suo.
E in un mercato dove la differenziazione è tutto, questa dichiarazione vale molto più di qualche centesimo a coperto.
Fonti e riferimenti:
- Nomisma / Osservatorio Sol Expo – Consumer Survey 2025-2026 (campione 1.000-2.000 consumatori)
- Rapporto Mediobanca – “L’industria dell’olio d’oliva in Italia”, edizione 2026
- Dati Istat / Ismea – Export e produzione olearia 2024-2025
- Borsa Merci di Bari – Quotazioni EVO 2025-2026
- Certified Origins – Analisi trimestrale mercato oleario Q1 2026
- Osservatorio Sol Expo su dati Nielsen – Vendite GDO gennaio 2026
- Luigi Caricato / Olio Officina – Forum Olio & Ristorazione